Mercoledì 28 gennaio, presso il SAI Catanzaro Minori di Squillace, si è svolto un incontro informativo e formativo dedicato al tema della tratta di esseri umani e delle forme di grave sfruttamento, fenomeni tutt’altro che lontani o astratti, ma profondamente radicati anche nei nostri territori.
Parlare di tratta significa entrare in uno spazio complesso, fatto di vulnerabilità, ricatti invisibili, promesse di riscatto che diventano catene, e di percorsi migratori che rischiano di essere spezzati proprio nel momento in cui sembrano offrire un’alternativa. Per questo, l’incontro non è stato pensato come una semplice restituzione informativa, ma come un’azione di prevenzione consapevole, costruita a partire dall’esperienza diretta di chi quotidianamente opera su questi temi.
L’attività è stata progettata e realizzata grazie al lavoro congiunto dell’équipe del SAI Catanzaro Minori, di un consulente antitratta del progetto In.C.I.P.I.T. e dei volontari del Servizio Civile Universale, all’interno di un percorso strutturato e condiviso. Il progetto In.C.I.P.I.T. – Iniziativa Calabra per l’Identificazione, Protezione e Inclusione sociale delle vittime di tratta, attivo dal 2016 e promosso dalla Regione Calabria, è oggi uno dei principali presìdi territoriali contro la tratta e lo sfruttamento.
Le forme di sfruttamento contrastate dal progetto – dallo sfruttamento lavorativo alla prostituzione indoor e outdoor, dall’accattonaggio forzato ai matrimoni coatti, fino alle economie illegali – richiedono competenze specifiche, capacità di lettura dei contesti e interventi multidisciplinari, che non si esauriscono nell’informazione, ma si traducono in presa in carico, protezione e costruzione di alternative reali.
Proprio in questa prospettiva, l’incontro ha voluto rivolgersi ai beneficiari del SAI, giovani particolarmente esposti al rischio di sfruttamento, spesso attratti da opportunità di guadagno rapide e apparentemente risolutive, senza che siano immediatamente visibili i pericoli sottesi. Dopo una prima introduzione generale sul fenomeno della tratta, l’attenzione si è concentrata sul tema dello sfruttamento lavorativo, una delle criticità più diffuse e insidiose.
Si tratta di una dimensione che coinvolge profondamente il lavoro quotidiano dell’équipe del SAI, impegnata nel sostenere percorsi di inclusione lavorativa nella legalità, anche quando questo significa entrare in dialogo con i contesti familiari di origine. In alcuni casi, infatti, sono gli stessi nuclei familiari a sollecitare i ragazzi ad abbandonare la scuola o la formazione per inserirsi in circuiti di lavoro irregolare, nella speranza di garantire una fonte di reddito immediata. Dinamiche comprensibili se lette alla luce della povertà e delle disuguaglianze globali, ma che espongono i minori a forme di sfruttamento capaci di compromettere irrimediabilmente il loro progetto migratorio, fino al rischio di esclusione dai percorsi di accoglienza.
All’interno di questo quadro, i volontari del Servizio Civile hanno avuto un ruolo attivo nella conduzione dell’incontro, dopo un percorso di formazione specifica e settimane di preparazione accompagnate dagli operatori e dai mediatori interculturali. Il materiale prodotto e presentato ha affrontato in modo chiaro e accessibile i temi del lavoro, dei diritti e dei doveri dei lavoratori, inserendosi però dentro un impianto educativo e professionale più ampio, costruito dall’esperienza dell’équipe e dal know-how del progetto antitratta.
L’incontro ha registrato una partecipazione attenta e consapevole da parte dei beneficiari, confermando quanto sia fondamentale continuare a investire in momenti di confronto, ascolto e formazione, capaci di generare domande prima ancora che risposte. Per questo motivo, sono già previsti ulteriori appuntamenti e laboratori tematici, con l’obiettivo di rafforzare la capacità dei ragazzi di riconoscere i rischi, tutelarsi e immaginare percorsi di autonomia fondati sulla dignità e sulla legalità.

